PELLEGRINAGGIO ARTUSIANO

Giornalisti, cuochi e appassionati in cammino nel nome di Pellegrino Artusi

La Biblioteca di Padre Sergio

Lo scorso anno abbiamo incontrato Padre Sergio: chi ci ha seguiti nel cammino per le meravigliose strade della Val Maira già sa che il nostro Pellegrinaggio 2013 fu dedicato proprio a lui.

Padre Sergio è un monaco benedettino che vive a Marmora da oltre 30 anni, durante i quali ha raccolto e catalogato circa 62.000 libri conservati in una biblioteca ricavata nelle stanze del monastero. A 1580 mt di altezza, la sua è la biblioteca più alta d’Europa, ed è affascinante calarvisi dentro, percorrere stretti corridoi, perdersi in passaggi fra stanze e stanzette come in un fantastico labirinto di un videogioco fantasy.

All’epoca partimmo tutti con un libro nello zaino, omaggio a questo uomo la cui vasta cultura è pari al suo spirito di accoglienza, e percorremmo la strada fino a Marmora con l’obiettivo di far conoscere una storia, la sua storia, che negli ultimi 7 anni è purtroppo al centro di una vicenda burocratica.

Correva l’anno 2007, infatti, quando il monaco donò al Comune tutti i suoi libri in cambio della promessa da parte del Sindaco dell’ampliamento della biblioteca. I lavori però non furono mai fatti e Padre Sergio ha quindi chiesto di annullare la donazione e riavere indietro, nominalmente, i suoi libri. Il contenzioso purtroppo è in atto, e sta macchiando una storia che aveva tutti gli ingredienti per essere una bella favola trasformandola invece in una ennesima querelle di provincia.

Noi del Pellegrinaggio Artusiano non sappiamo certo dirvi come stanno esattamente le cose: non conosciamo la campana del Sindaco, il quale avrà sicuramente dalla sua motivazioni valide, ma solo quella di Padre Sergio.

Quello che però sappiamo è che le condizioni di salute di Padre Sergio, che ha 83 anni, in questi ultimi mesi si sono molto aggravate. Per cui ci sentiamo di aderire alla petizione attualmente in atto per chiedere al Sindaco di Marmora la restituzione dei libri a Padre Sergio. Libri che, oltretutto, sono ancora collocati nei suoi locali e che Padre Sergio in persona, con alcuni volontari collaboratori, ha catalogato uno per uno.

Si tratterebbe quindi di una formalità a fronte di un impegno che – quali che siano i motivi – per il Comune non è stato possibile fino ad oggi mantenere.

Vi giriamo quindi il link http://www.biblioteca-di-marmora.irc-files.org dove potete approfondire la vicenda, vedere delle fotografie e dei video, e decidere se unirvi a noi, mandando una email o un fax al Sindaco.

Sindaco Emanuele Ponzo
Sede comunale: Via Vernetti n. 30 – 12020 MARMORA (CN)
Telefono: 0171-998113 Fax: 0171-998113
E-mail: marmora@cert.ruparpiemonte.it | marmora@ruparpiemonte.it

Bastano due righe perché il libro più bello – quello scritto da Padre Sergio e dai suoi volumi – nell’ultimo capitolo abbia un lieto fine. Grazie.

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nella foto:

a sx, Anna Bracco, direttrice di Clavesana, ma soprattutto meravigliosa amica e fulcro del Pellegrinaggio in Val Maira (non avremmo mai potuto perderci sotto la neve a Morinesio se non ci fosse stata lei)

al centro, Marco “marchino” Peroni che quest’anno non ci ha potuto salvare con la sua bandiera segnaletica in strada e abbiamo tutti rischiato di essere stirati per le trafficatissime strade di Minervino City

a dx… a destra semplicemente Padre Sergio. E il suo sorriso.

 

 

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Long may you run…

Questo breve post del dopo pellegrinaggio è dedicato a chi sa osservare, a chi sa ricordare, a chi sa riconoscere il valore utile delle cose, a chi sa provare riconoscenza e fedeltà non solo verso le persone e le idee ma anche verso gli oggetti, ovvero i compagni inanimati delle proprie avventure.
Oggi, disfacendo il bagaglio, ho notato dettagli ai quali, prima di partire, non avevo fatto caso. Con la concentrazione e il pragmatismo del viaggiatore abituale avevo razionalmente selezionato i capi che mi parevano più adatti, più idonei, più appropriati al lungo cammino da compiere. Togliendoli dalla valigia, mi sono accorto che sono gli stessi, esattamente gli stessi di mille altri viaggi. I medesimi che mi hanno accompagnato in mezzo mondo. Camicie di cui conosco ogni bottone e ogni asola, pantaloni di cui conosco alla perfezione ogni tasca e ogni taglia, maglioni di cui conosco per filo e per segno tenuta termica, tempi di asciugatura, peso e ingombro. E’ su di loro che, inconsapevolmente ma senza esitazioni ancora una volta è caduta la mia mano. Segno di fiducia e di familiarità reciproche. Un caso? Tuttaltro. Il sintomo anzi di una fiducia incondizionata, di un’affidabilità a prova di bomba, capace di dare la sicurezza, la mancanza di patemi necessaria ad affrontare al meglio qualsiasi circostanza.
E le scarpe, che dire delle scarpe?
Chi dei miei compagni di viaggio ha un po’ più occhio, si è certamente accorto che le scarpe che ho portato per l’intero pellegrinaggio artusiano, e che mi hanno consentito di arrivare in fondo confortevolmente senza vesciche, senza rotture, senza problemi, sono le stesse che porto qui, nella foto del mio profilo su questo blog. Mongolia cinese, settembre 2006. Cinque anni fa.
E’ un aspetto a cui ho pensato spesso in questi lunghi giorni di cammino quando, guardandomi i piedi durante la marcia, mi compiacevo della loro robustezza e confortevolezza. Tante volte, a mente, forse anche per distrarmi nei momenti più faticosi, ho provato a calcolare mnemonicamente quanti km abbia percorso con loro e grazie a loro. 500? 1000 forse? Non lo so. Tanti, però. Io e loro, loro ed io.
No, non è una sindrome un po’ patetica da “vecchio scarpone, quanto tempo è passato”. Per chi viaggia abitualmente, ci sono oggetti, suoni, sensazioni che sono indispensabili. Come l’odore di casa al rientro, il guaito del cane che ti riconosce quando metti la chiave nel portone, certi locali dove vai sempre, certe persone che incontri con piacere. E anche il tocco inconfondibile sulla pelle di certi tessuti che, in ogni momento, ti ricordano: sei via, sei on the road.
Bisognerebbe scrivere un libro sulla valigia del viaggiatore e la storia degli oggetti che contiene. Spesso più importanti del viaggiatore stesso.
Come canta Neil Young: “Long may you run / long may you run / and a trunk of memories still in come…“.
Saluti ai pellegrini e ai loro/nostri seguaci virtuali,

Stefano Tesi
www.alta-fedelta.info

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E alla fine spuntarono le lacrime..

E’ finita ma solo in parte, perché qui sul blog dobbiamo scrivere veramente tante cose…ma voglio partire dalla fine, dalle lacrime di Rosanna e Serena al cimitero delle Porte Sante, quando la cerimonia ufficiale era terminata, e si cominciavano i saluti. lacrime dapprima sfuggite, poi più copiose, e poi un riso liberatorio per cercare di togliersi dall’ansia di ricominciare con il consueto tran tran. 5 giorni, 120 km, 4 cena, mille risate, decine di incontri che rimarranno nella testa e nella memoria, la pioggia, il vento ma anche il sole e l’aria primaverile che avanza.I piedi e le gambe davvero doloranti ma gli scorci ricavati dal cammino rendono piacevole anche la fatica. Carlo è stato il nostro regista, grazie a lui le testimonianze video sono tante e divertenti. Kyle il fotoreporter in solitaria che ci ha lasciato una serenità d’animo incredibile per la sua imperturbabilià, i due Marco sono stati l’anima festosa e divertente del gruppo, Stefano Frassineti il filosofo materialista, Tommaso il poeta errante, Roy il cronista accurato, Stefano Tesi l’apripista del gruppo nelle varie intemperie…ci mancheremo questo lo sento già, ma siccome dobbiamo farvi divertire e non commuovere, seguiteci che andremo a spiegarvi cosa è accaduto!!

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