PELLEGRINAGGIO ARTUSIANO

Giornalisti, cuochi e appassionati in cammino nel nome di Pellegrino Artusi

Long may you run…

Questo breve post del dopo pellegrinaggio è dedicato a chi sa osservare, a chi sa ricordare, a chi sa riconoscere il valore utile delle cose, a chi sa provare riconoscenza e fedeltà non solo verso le persone e le idee ma anche verso gli oggetti, ovvero i compagni inanimati delle proprie avventure.
Oggi, disfacendo il bagaglio, ho notato dettagli ai quali, prima di partire, non avevo fatto caso. Con la concentrazione e il pragmatismo del viaggiatore abituale avevo razionalmente selezionato i capi che mi parevano più adatti, più idonei, più appropriati al lungo cammino da compiere. Togliendoli dalla valigia, mi sono accorto che sono gli stessi, esattamente gli stessi di mille altri viaggi. I medesimi che mi hanno accompagnato in mezzo mondo. Camicie di cui conosco ogni bottone e ogni asola, pantaloni di cui conosco alla perfezione ogni tasca e ogni taglia, maglioni di cui conosco per filo e per segno tenuta termica, tempi di asciugatura, peso e ingombro. E’ su di loro che, inconsapevolmente ma senza esitazioni ancora una volta è caduta la mia mano. Segno di fiducia e di familiarità reciproche. Un caso? Tuttaltro. Il sintomo anzi di una fiducia incondizionata, di un’affidabilità a prova di bomba, capace di dare la sicurezza, la mancanza di patemi necessaria ad affrontare al meglio qualsiasi circostanza.
E le scarpe, che dire delle scarpe?
Chi dei miei compagni di viaggio ha un po’ più occhio, si è certamente accorto che le scarpe che ho portato per l’intero pellegrinaggio artusiano, e che mi hanno consentito di arrivare in fondo confortevolmente senza vesciche, senza rotture, senza problemi, sono le stesse che porto qui, nella foto del mio profilo su questo blog. Mongolia cinese, settembre 2006. Cinque anni fa.
E’ un aspetto a cui ho pensato spesso in questi lunghi giorni di cammino quando, guardandomi i piedi durante la marcia, mi compiacevo della loro robustezza e confortevolezza. Tante volte, a mente, forse anche per distrarmi nei momenti più faticosi, ho provato a calcolare mnemonicamente quanti km abbia percorso con loro e grazie a loro. 500? 1000 forse? Non lo so. Tanti, però. Io e loro, loro ed io.
No, non è una sindrome un po’ patetica da “vecchio scarpone, quanto tempo è passato”. Per chi viaggia abitualmente, ci sono oggetti, suoni, sensazioni che sono indispensabili. Come l’odore di casa al rientro, il guaito del cane che ti riconosce quando metti la chiave nel portone, certi locali dove vai sempre, certe persone che incontri con piacere. E anche il tocco inconfondibile sulla pelle di certi tessuti che, in ogni momento, ti ricordano: sei via, sei on the road.
Bisognerebbe scrivere un libro sulla valigia del viaggiatore e la storia degli oggetti che contiene. Spesso più importanti del viaggiatore stesso.
Come canta Neil Young: “Long may you run / long may you run / and a trunk of memories still in come…“.
Saluti ai pellegrini e ai loro/nostri seguaci virtuali,

Stefano Tesi
www.alta-fedelta.info

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Video! Da Firenze parte la sfida

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…vivere di gesti inconsulti…

Quando sul blog di Stefano Tesi ho letto del Pellegrinaggio Artusiano,mi sono detto:”questi non sono normali”! Faccio passare 1,06 secondi, rileggo e mi sono ridetto: “questi non sono veramente normali, ma con tutte le cose non normali che ho fatto in vita mia, questa m’intriga non poco”. Resto pensieroso per 1,06 secondi ed esclamo:”se mi vogliono io parto con loro”.
Inizia la ricerca dei Pellegrini e, da veri Pellegrini, sono introvabili; Romanelli irrangiungibile,Tesi in Romania (poi mi deve spiegare cosa ha mangiato e bevuto in quei posti), quindi chiamo la Locanda del Frassineti.
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…scende la pioggia, ma noi si va (lo stesso)…

Non ci sarà Gianni Morandi che tenga. Anche se pioverà (avete presente Marty Feldman in Frankenstein Junior? “Potrebbe anche piovere!”), noi ce la faremo. Bagnati, zuppi, lessi, non importa. La solidarietà intorno cresce, o forse noi prendiamo per tale le occhiate di compatimento che ci lanciano amici e conoscenti. Giustamente dubbiosi (come noi, del resto) sulle nostre qualità di fondisti e marciatori, ma in fondo anche un po’ invidiosi di questa avventura “slow” che ci siamo concessi. Un po’ per gioco, un po’ per sfida, un po’ per fare un’esperienza e un po’ per vedere l’effetto che fa. Non di nascosto, però, ma pubblicamente, visto che, a quanto pare, saremo tallonati fisicamente dalle telecamere e virtualmente da blog, twitter e tutte quelle altre strane cose che non so come funzionano ma di cui tutti parlano.
Intanto, però, ho proposto che la tappa di avvicinamento sia la più “antica” possibile: il trenino che porta a Faenza (e poi, cambiando, a Forlimpopoli) via la leggendaria ferovia Faentina.
See (read) you soon…

Stefano

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Gli stivali delle sette leghe

Ragazzi,mi sento un leone! Ho comprato un paio di scarpe,ma che dico, ho comprato gli stivali delle sette leghe. Un paio di scarpe da “running” che ho adesso ai piedi e con cui mi sembra di volare. Sono pronto a mettere in pratica il motto artusiano (che ben poco ha di artusiano) “All’aria, all’aria libera e sana, a far rosso il sangue e forti i muscoli!”
Se però penso a quanto mi sono costate spero solo che non siano “Cucina per gli stomachi deboli”, dove lo stomaco rappresenta il mio fisico che, poverino, troverà indigesta tanta maestria scarparia.
Ma bando alle ciance: non vedo l’ora di macinar o tritar chilometri come Pellegrino trita il prosciutto e la mortadella per i tortellini alla bolognese.
Carlo

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