PELLEGRINAGGIO ARTUSIANO

Giornalisti, cuochi e appassionati in cammino nel nome di Pellegrino Artusi

Le tante disfide di un Pellegrinaggio che resta unico

Molti si chiedono che sia questo cammino artusiano, appena svoltosi in Puglia. Facile: è un viaggio. Nel senso vero della parola. Cioè una partenza, una destinazione, un percorso e tante cose nel mezzo. La differenza sta nel come si osservano.

Si fa presto a dire Pellegrinaggio. Artusiano, poi.
Sarà perchè l’espressione è un po’ criptica, sarà perchè la gente è pigra e non s’informa (ad esempio qui, sul blog ufficiale), sarà perchè è oggettivamente difficile concepire l’esistenza di una dozzina di masochisti che ogni anno si sciroppano 120 km a piedi in quattro giorni, intervallandoli con bevute e strippate: fattostà che l’edizione 2014 – da Gaudiano a Barletta, via Canosa, Minervino, Andria e Trani – ci ha esposto a interrogativi esilaranti.
Il più divertente è stato quando qualcuno ha confessato che si aspettava di vedersi arrivare in cantina un gruppetto di pazzi in mutande (ops, in pantaloncini) che andavano di corsa, come fossero animosi bersaglieri. Ma vi avrei anche fatto vedere la faccia di un’anziana coppia che, su un’ape blu, andava la mattina ad accudire l’orto e, anzichè le attese zucche, ci ha trovato… [Continua su  http://blog.stefanotesi.it/?p=2723]

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Riflessioni e taralli

Il viaggio del ritorno mi è sembrato interminabile. Da Bari all’aeroporto di Roma, prima. Poi il ritardo del volo per Palermo per giungere a casa alle 21.00. Eppure nell’attesa, mentre prendevo un caffè al bar, scrutando gli aerei fuori dalle vetrate e sgranocchiando taralli (pensavo di esserne sazia ma mi sbagliavo), cominciavo a metabolizzare.
Cosa mi è accaduto? Come ho letto in un post di Marco, neanche io so se veramente sono una pellegrina. La sola cosa di cui sono certa è che far parte del gruppo è stata la cosa più bella che mi potesse capitare.
Farò tesoro dei momenti trascorsi. Di ciò che ciascuno di voi mi ha trasmesso lungo il cammino, delle belle persone incontrate in Puglia.
Marco avevi ragione: il Pellegrinaggio ti cambia. Ti fermi a pensare e questo è il segreto.
Ti fa recuperare ciò che prima sembrava perso: il tempo, il senso delle cose.
Il contatto con la natura, con persone che non conoscevi e con cui ti confronti ti aiuta a scoprire aspetti di te del tutto nuovi.
Così conosci Rosanna, Paola, Tommaso, Isabella, Marco, Diego, Serena, Paolo, Pier, Stefano, e ciascuno di loro ti offre uno spunto per capire meglio chi sei e chi vuoi diventare.

Questo secondo me il senso del Pellegrinaggio. Lo stare insieme che ti cambia e ti lascia dentro la voglia di un arrivederci.
Chissà mi chiedo come saremo cambiati al prossimo incontro. Chissà cosa avremo da raccontarci. Se partiremo dallo stesso punto in cui ci siamo lasciati.

E adesso? Comincio a sentire tanta malinconia. I taralli stanno terminando, e pure i confetti. Ho un sacco di roba da scrivere, ma soprattutto tanti ricordi che spero mi faranno compagnia fino al prossimo rifornimento.

Francesca

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Degli infortuni e altri disastri

A Pellegrinaggio finito, tra baci, abbracci e qualche lacrimuccia, si fa un riepilogo di queste giornate così impegnative. Confermato ogni volta che vale la pena farlo (anzi, già pensiamo al prossimo, di Pellegrinaggio) analizziamo la situazione sotto un non trascurabile punto di vista: l’integrità fisica residua dei partecipanti.

Tanto per cominciare, oltre alle carni vive dei Pellegrini, stavolta, nemmeno gli oggetti si sono salvati da infortuni e altri disastri. La prima vittima è stata l’auto noleggiata dai toscani: ha steso le cuoia poco dopo l’arrivo in terra di Puglia ma prima della tappa finale. Poi sono state sterminate due paia di scarpe: le mie Mbt dalle fattezze di un carroarmato (ma avevano almeno 12 anni di strada sotto le suole) e i sandali di Tommaso che hanno lasciato la lunga scia dello sbriciolamento della suola nera a mo’ di Pollicino per un bel pezzo di strada ad Andria. Vittoria, il nostro faro, ci è venuta incontro sin dall’inizio con una serie di problemi di schiena e piedi, dunque non conta, ma al terzo giorno le è iniziato il primo mal di denti della sua vita. Qualcosa vorrà pur dire.

E cominciamo dai piedi. Anzi, io non ne parlerei perché l’argomento è dei più dolorosi, anziché più diffusi, ma tant’è: rimane il mistero di come Tommaso, il fascinoso ed enigmatico corridore indefesso riesca a prodursi vesciche ai piedi ormai da tre edizioni di Pellegrinaggio; rimane il mistero del Sodini, l’uomo che camminava sulle acque (delle sue stesse vesciche) che ne ha contate 11 a fine viaggio, nonostante provasse a distogliere l’attenzione dai piedi con i suoi turbanti che hanno scatenato fantasie esotiche di vario livello; si aggiunge il mistero di Diego che va a giocare a calcetto ma alla produzione di vesciche ci s’è dedicato dal secondo giorno. A loro s’è affiancata la Francesca che, abbiamo immaginato, passerà un’estate in montagna calzando solo scarpe chiuse perché la lesione se l’è procurata all’alluce e non ha nessuna intenzione di mettere in mostra quel che accadrà in futuro: le abbiamo pietosamente detto di non preoccuparsi, ma già si prevede un nero corvino che le farà compagnia per tutto il tempo della ricrescita dell’unghia medesima. A salvarsi, invece, è stato il nostro Tesi che durante uno scontro pedestre con una lastra di metallo ha visto semidecapitata la sua scarpa dalla parte del rinforzo il quale, però, gli ha salvato le dita (ma non il ginocchio e per non farlo “freddare” non perde mai il passo e non si ferma nemmeno alle soste canoniche).

Paola la tosta ha visto reazioni di pietoso raccapriccio nei nostri occhi quando ci ha mostrato le sue estremità che, nonostante unghie laccate che hanno provocato invidia tra gli astanti, al secondo giorno erano già avvolte da una cavigliera di puntini rossi e gonfi. Ha scoperto in seguito che non era una malattia contagiosa ma un problema di circolazione del sangue per cui, con abile mossa, ha tagliato l’elastico dei calzini ma, avendo già camminato con fare interlocutorio, ha cominciato a soffrire di dolori alle gambe e di infiammazioni distese. E rimanendo sul tema degli arti inferiori, sono cadute sotto la scure di strappi, lesioni, infiammazioni ai tendini sia Francesca, che con l’occhietto umido dalla frustrazione ha dovuto saltare alcuni tratti a piedi, sia Isabella. Ma le due giovani fanciulle, ignorando le loro disgrazie e al grido di “noi non ci arrendiamo!” con dedizione non hanno staccato gli occhi dai telefonini ed hanno prodotto hashtag e post, report e commenti a tutt’andare. A sopravvivere a tante disgrazie solo Orler, gatto della strada, che con passo sicuro si avventurava in sentieri misteriosi alla ricerca della giusta inquadratura; Serenoccia, la libellula del pellegrinaggio che macina chilometri come un eritreo e divora cibo in porzioni da piccolo camionista, e la sottoscritta, che grazie ad una dieta privata di glutine, incubo di tutti coloro che hanno pensato al nostro ristoro lungo il cammino, e con le gallette di riso sempre a portata di mano, ha attinto a risorse inaspettate ed ha misteriosamente schivato le insidie di questa durissima e sterminatrice prova fisica. Ma domani, o dopo, tutto questo sarà solo uno dei tanti ricordi che fanno belle le nostre avventure. Noi saremmo già pronti a ripartire!

Rosanna

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Ma chi è il Pellegrino?

Già… chi è il Pellegrino? Non lo so, ma forse mi piacerebbe saperlo.

Io sono un Pellegrino? Non lo so, ma adesso non mi interessa saperlo.

Abbiamo terminato anche questa tappa che ci portato fino a Barletta, concludendo questo terzo Pellegrinaggio in terra di Puglia che personalmente ho vissuto in maniera diversa dai precedenti. La mente era serena e come al solito ho ripreso il mio posto da ultimo della fila spesso compiendo il gesto di girarmi per vedere se da dietro appariva come sempre Kyle… purtroppo non c’era. Ma la tristezza di
non vederlo era cancellata immediatamente dal ricordo del pranzo che abbiamo fatto insieme sapendo entrambi che sarebbe stato l’ultimo,
ma dal quale ho ricevuto una delle più belle lezioni di vita che porterò sempre con me e che sicuramente mi aiuterà per tante cose.

Camminando puoi vedere un bruco che attraversa la strada e lo aiuti ad arrivare dalla parte opposta salvo, puoi vedere una lucertola o un serpentello che scappa alla tua presenza, puoi vedere un cane abbandonato che non ha neppure la forza di seguirti, puoi vedere tutte
quelle cose che sai che esistono ma non hai mai il tempo da dedicargli.

Cammini un chilometro, due, tre, con persone diverse per cultura o sesso con le quali difficilmente passerai il tuo tempo durante l’anno e con le quali forse non sapresti neppure di cosa parlare, ma basta un bruco, una lucertola o un cane abbandonato e vai avanti a parlare per uno, due, tre chilometri senza prendere fiato. Poi quando non ci sono compagni di viaggio accanto a te pensi di essere solo, ma ecco che il vento ti parla con le foglie e l’erba dei prati, la pioggia con il ticchettio delle gocce sulla cerata, il caldo con le mani che sfregano la fronte per il sudore, le nuvole che ti proteggono dal sole forte.

Poi si inizia a sentire il dolore delle ferite dei piedi e la durezza dei muscoli nelle gambe, rallenti o ti fermi per un sorso di acqua ma la volontà di arrivare in fondo alla tappa trasforma la sofferenza in orgoglio; niente ci può fermare perché noi siamo più forti e perché c’è qualcuno che anche se è già arrivato non può iniziare la tappa successiva senza di NOI perché da solo non saprebbe dove andare.

Adesso anche io, vecchio Cobra, mi riposo e a questo punto non mi interessa più sapere se sono un Pellegrino, ma so che in questi giorni ho camminato con Tommaso, Rosanna, Stefano, Serena, Pier, Paola, Diego, Isabella, Paolo, Francesca ma anche con Cristiana, Gabriele, Daniela, Joshua, Massimiliano…ma soprattutto con Kyle. Questo mi basta!

Marco

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All’Ipogeo Cellario di Andria

Ed eccoci nell’Ipogeo cellario di Andria, che tanto ci ha rinfrescato, sfamato (mozzarelline grondanti di latte, burratine soffici e fresche, olivone verdi giganti, patate, riso e cozze (gnammmm) giusto per far capire quanto faticoso è stato sopravvivere in terra di Puglia

Diego

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