PELLEGRINAGGIO ARTUSIANO

Giornalisti, cuochi e appassionati in cammino nel nome di Pellegrino Artusi

Ma chi è il Pellegrino?

Già… chi è il Pellegrino? Non lo so, ma forse mi piacerebbe saperlo.

Io sono un Pellegrino? Non lo so, ma adesso non mi interessa saperlo.

Abbiamo terminato anche questa tappa che ci portato fino a Barletta, concludendo questo terzo Pellegrinaggio in terra di Puglia che personalmente ho vissuto in maniera diversa dai precedenti. La mente era serena e come al solito ho ripreso il mio posto da ultimo della fila spesso compiendo il gesto di girarmi per vedere se da dietro appariva come sempre Kyle… purtroppo non c’era. Ma la tristezza di
non vederlo era cancellata immediatamente dal ricordo del pranzo che abbiamo fatto insieme sapendo entrambi che sarebbe stato l’ultimo,
ma dal quale ho ricevuto una delle più belle lezioni di vita che porterò sempre con me e che sicuramente mi aiuterà per tante cose.

Camminando puoi vedere un bruco che attraversa la strada e lo aiuti ad arrivare dalla parte opposta salvo, puoi vedere una lucertola o un serpentello che scappa alla tua presenza, puoi vedere un cane abbandonato che non ha neppure la forza di seguirti, puoi vedere tutte
quelle cose che sai che esistono ma non hai mai il tempo da dedicargli.

Cammini un chilometro, due, tre, con persone diverse per cultura o sesso con le quali difficilmente passerai il tuo tempo durante l’anno e con le quali forse non sapresti neppure di cosa parlare, ma basta un bruco, una lucertola o un cane abbandonato e vai avanti a parlare per uno, due, tre chilometri senza prendere fiato. Poi quando non ci sono compagni di viaggio accanto a te pensi di essere solo, ma ecco che il vento ti parla con le foglie e l’erba dei prati, la pioggia con il ticchettio delle gocce sulla cerata, il caldo con le mani che sfregano la fronte per il sudore, le nuvole che ti proteggono dal sole forte.

Poi si inizia a sentire il dolore delle ferite dei piedi e la durezza dei muscoli nelle gambe, rallenti o ti fermi per un sorso di acqua ma la volontà di arrivare in fondo alla tappa trasforma la sofferenza in orgoglio; niente ci può fermare perché noi siamo più forti e perché c’è qualcuno che anche se è già arrivato non può iniziare la tappa successiva senza di NOI perché da solo non saprebbe dove andare.

Adesso anche io, vecchio Cobra, mi riposo e a questo punto non mi interessa più sapere se sono un Pellegrino, ma so che in questi giorni ho camminato con Tommaso, Rosanna, Stefano, Serena, Pier, Paola, Diego, Isabella, Paolo, Francesca ma anche con Cristiana, Gabriele, Daniela, Joshua, Massimiliano…ma soprattutto con Kyle. Questo mi basta!

Marco

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Filed under: Pellegrinaggio 2014

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