PELLEGRINAGGIO ARTUSIANO

Giornalisti, cuochi e appassionati in cammino nel nome di Pellegrino Artusi

Archeologo dei fazzolettini di carta

Oramai mi faccio paura da solo (facile, direte voi). Stamani, nonostante una lieve pioggerellina di marzo, che però non diceva una mazza di niente, mi sono incamminato lo stesso. All’interno dello zaino quattro guide AIS BIbenda garantivano uno zavorramento adeguato. Visto la giornata triste parliamo di cose tristi. La campagna toscana è molto bella ma ci vuole molto poco per renderla brutta. Faccio l’esempio degli orti: niente in contrario a veder spuntare dal terreno gli occhi verdi delle insalate  o le strutture a cui si attaccano i pomodori, ma sembra che il manuale del perfetto orticoltore (anziano) preveda anche alcune brutture da fucilazione continuata. Ecco così le file quasi infinite di sacchetti di nylon infilati in una canna che garriscono (si fa per dire) al vento. Servono per allontanare uccelli malintenzionati. In realtà fossi un qualsiasi volatile mi terrei ben lontano da una bruttura del genere. Non solo: l’orto senza il capanno non ha senso. Ecco allora improvvisati ingegneri costruire capanni di lamiera, plastica trasparente (insomma tutti materiali rigorosamente non biodegradabili) che definire un cazzotto in un occhio è fargli un complimento, specie se attorno hanno tutto un fiorire degli “scarti di lavorazione” come bidoni vuoti, pancali, bottiglie di plastica etc.

Ma lasciamo stare gli orti: nel mio peregrinare,sempre sotto la pioggerellina, sono arrivato in un luogo V.M. minori di 18 anni, detto anche spazio per la camporella.

Lo si riconosce facilmente anche quando non è frequentato grazie ad alcuni oggetti che i bencapitati pensano bene di lasciare in loco, forse per segnare il territorio o più probabilmente per i posteri. Infatti un archeologo potrebbe quasi ad occhio datare i moltissimi fazzolettini presenti. Ci sono quelli risalenti forse al Paleocraxiano, oramai solo impronte più chiare nel terreno, che soltanto un calco potrebbe evidenziare. Ci sono poi quelli del Mezoberlusconiano anteriore, quasi dei fossili che la pioggia oramai ha scarnificato. Ovviamente il luogo mostra molti reperti del Prodiano citeriore e del Berlusconiano moderno, fino a giungere agli ultimi arrivi, riconoscibili dal loro biancore spaurito: sembrano guardarsi attorno smarriti pensando “Ma dove sono finito”.
Continuo la mia camminata che anche oggi ha superato l’ora e mezza, ma oramai la voglia è poca, il cileo continua a dire la sua ed allora, mesto e bagnato arrivo a casa. Per sollevarmi il morale accendo il camino e mi preparo a cuocere una megabisteccona. Il vino: Gattinara di Travaglini e non si può sbagliare.

Carlo

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